Roatan, al largo dell’Honduras, è la più grande delle Islas della Bahia. Più grande relativamente: circa 70 km di lunghezza per 3 di larghezza, sessantamila abitanti. Famosa nei secoli passati per essere stata covo di leggendari pirati, tra cui Henry Morgan. Oggi, leggende a parte, offre il meglio dei Caraibi: acqua effetto piscina, spiaggia bianca, casette in legno a colori pastello e, per i sub o gli snorkelers, la seconda barriera corallina più grande al mondo dopo l’Australia.
Una meraviglia da prendere al volo: le imprese edili, soprattutto statunitensi, stanno già costruendo a ritmo serrato su tutta la costa. Una passeggiata da West Bay, la spiaggia più bella dell’isola, a West End, il centro della vita notturna, è una lunga sequela di cartelli For Sale piantati direttamente sulla sabbia. Per adesso, però, prendere un Water Taxi, ossia una minuscola lancia che per un paio di dollari ti porta dalla spiaggia al paese, è ancora uno spettacolo perché davanti agli occhi scorre un tratto di costa pressoché incontaminata. La capitale si chiama Coxen Hole, la tana di Coxen, famoso pirata mandato dalla Corona inglese a redimere il corsaro Henry Morgan. Ovviamente Coxen arrivò, fece comunella con il Morgan e insieme saccheggiarono i Caraibi. Qui il mistero dello spettro di Coxen che, pare, ancora terrorizza chi si avvicina troppo al suo covo.
Nella capitale si fa shopping, anche se il turismo delle crociere e l’uso del dollaro a fianco della moneta locale, i lempiras, hanno fatto lievitare i prezzi dei souvenir. Da portare a casa le amache, i coloratissimi tessuti e, nel supermarket della strada principale, il rum, l’essenza di vaniglia e il caffè. Molto belli anche i bijoux in pietra lavorata. Un giro della minuscola isola (si può fare da soli affittando un’auto o uno scooter: con 70 km di lunghezza e una sola strada che la attraversa, è impossibile perdersi) comprende una visita all’Iguana’s Farm a Jonesville, dove i rettili sono così numerosi che si rischia di calpestarli, la visita al parco botanico Gumba Limba per giocare con le scimmie cappuccine, un salto a Oak Ridge, delizioso e coloratissimo villaggio di pescatori costeggiato da mangrovie, dove gli abitanti sono quasi tutti biondi con gli occhi azzurri (pare che i pirati del gruppo di Henry Morgan si siano dati da fare…), e a Punta Gorda, dove vivono circa duemila Garifuna, discendenti degli schiavi nigeriani, che abitano qui e nelle isole di Cayos Cochinos, vivendo prevalentemente di pesca.
Un’altra tappa da non perdere è veleggiare appunto in mezzo ai Cayos Cochinos. Si tratta di un piccolo arcipelago al largo di Roatan costituito da due isole maggiori, Cayo Mayor e Cayo Pequeño, più tredici atolli. Sarebbe un parco naturale; in realtà il governo hondureño ha venduto quasi tutti gli atolli per poche decine di migliaia di dollari. E intorno agli atolli privati agli indigeni è vietato pescare. I riflettori puntati, grazie a una passata edizione de L’Isola dei Famosi girata a Cayo Paloma, hanno riacceso l’interesse del governo per gli atolli ancora liberi. Come logica conclusione, a Roatan si pensa che i Garifuna saranno presto traslocati a forza per liberare il cayo, vero paradiso terrestre, e costruirci un resort a cinque stelle. Qui il sito ufficiale dei Cayos e quello della Organización Fraternal Negra Hondureña.La vita notturna è concentrata a West End, un piccolo villaggio che sorge intorno a un’unica strada sterrata, punteggiata da negozietti e localini in legno dove si balla a piedi nudi o infradito salsa e soprattutto reggaeton. Il look è molto rilassato e l’atmosfera vagamente freak anni ‘70. Locali consigliati: Twisted Toucan per una bevuta, Blue Channel per la musica dal vivo, Foster per ballare sul serio. Per finire un accenno alle zanzare e ai sandflies, temutissimi moscerini che vivono nella sabbia e si fanno vivi al tramonto per pasteggiare con carne di turista. Ci sono, sia le une che gli altri, un po’ come ovunque nei Caraibi. L’Honduras però ha fatto una scelta ecologica, evitando di avvelenare la sabbia con sostanze chimiche. Per cui, lozioni antizanzare per la sera e creme a base oleosa per quando si esce dall’acqua: l’olio impedisce ai sandflies di pungere. Per il resto, località da consigliare per una settimana alla grande o, in slang hondureño, macanudo.
Nella capitale si fa shopping, anche se il turismo delle crociere e l’uso del dollaro a fianco della moneta locale, i lempiras, hanno fatto lievitare i prezzi dei souvenir. Da portare a casa le amache, i coloratissimi tessuti e, nel supermarket della strada principale, il rum, l’essenza di vaniglia e il caffè. Molto belli anche i bijoux in pietra lavorata. Un giro della minuscola isola (si può fare da soli affittando un’auto o uno scooter: con 70 km di lunghezza e una sola strada che la attraversa, è impossibile perdersi) comprende una visita all’Iguana’s Farm a Jonesville, dove i rettili sono così numerosi che si rischia di calpestarli, la visita al parco botanico Gumba Limba per giocare con le scimmie cappuccine, un salto a Oak Ridge, delizioso e coloratissimo villaggio di pescatori costeggiato da mangrovie, dove gli abitanti sono quasi tutti biondi con gli occhi azzurri (pare che i pirati del gruppo di Henry Morgan si siano dati da fare…), e a Punta Gorda, dove vivono circa duemila Garifuna, discendenti degli schiavi nigeriani, che abitano qui e nelle isole di Cayos Cochinos, vivendo prevalentemente di pesca.
Un’altra tappa da non perdere è veleggiare appunto in mezzo ai Cayos Cochinos. Si tratta di un piccolo arcipelago al largo di Roatan costituito da due isole maggiori, Cayo Mayor e Cayo Pequeño, più tredici atolli. Sarebbe un parco naturale; in realtà il governo hondureño ha venduto quasi tutti gli atolli per poche decine di migliaia di dollari. E intorno agli atolli privati agli indigeni è vietato pescare. I riflettori puntati, grazie a una passata edizione de L’Isola dei Famosi girata a Cayo Paloma, hanno riacceso l’interesse del governo per gli atolli ancora liberi. Come logica conclusione, a Roatan si pensa che i Garifuna saranno presto traslocati a forza per liberare il cayo, vero paradiso terrestre, e costruirci un resort a cinque stelle. Qui il sito ufficiale dei Cayos e quello della Organización Fraternal Negra Hondureña.La vita notturna è concentrata a West End, un piccolo villaggio che sorge intorno a un’unica strada sterrata, punteggiata da negozietti e localini in legno dove si balla a piedi nudi o infradito salsa e soprattutto reggaeton. Il look è molto rilassato e l’atmosfera vagamente freak anni ‘70. Locali consigliati: Twisted Toucan per una bevuta, Blue Channel per la musica dal vivo, Foster per ballare sul serio. Per finire un accenno alle zanzare e ai sandflies, temutissimi moscerini che vivono nella sabbia e si fanno vivi al tramonto per pasteggiare con carne di turista. Ci sono, sia le une che gli altri, un po’ come ovunque nei Caraibi. L’Honduras però ha fatto una scelta ecologica, evitando di avvelenare la sabbia con sostanze chimiche. Per cui, lozioni antizanzare per la sera e creme a base oleosa per quando si esce dall’acqua: l’olio impedisce ai sandflies di pungere. Per il resto, località da consigliare per una settimana alla grande o, in slang hondureño, macanudo.
Per info:
Nessun commento:
Posta un commento